HOW I AM

Quando possiamo dire di conoscere davvero una persona? E’ necessario uno scambio verbale oppure è possibile osservare soltanto il linguaggio del corpo per avvicinarsi all’altro?
Con Patrick queste teorie si svuotano di significato. Le sue parole ‘dette’ e il suo corpo raccontano del suo handicap, ma non ci danno nessuna informazione sulla sua essenza. É impossibile intuire ciò che prova, ciò che sente, ciò che è. C’è un abisso tra il suo essere interiore e il suo apparire. Solo i suoi testi ‘scritti’ ci permettono di conoscerlo, offrendoci uno sguardo sulla sua anima.
Mettendo a confronto le immagini di Patrick e i suoi testi, ci appare evidente il grande contrasto tra il suo mondo affascinante e misterioso e il suo corpo scoordinato, ma il film ci offre anche un’opportunità unica di assistere ad una fusione tra queste due realtà. Durante i dialoghi con Patrick, lo osservavo digitare lettera dopo lettera i propri testi e, alla fine, mi colpiva vedere come, lentamente, tutte queste lettere dessero forma ai suoi pensieri.
Questo faticoso processo mi a ha fatto capire quanto forte e preziosa può essere la ‘parola’ e allo stesso tempo quanto questa, a volte, può risultare non sufficiente a raccontare degli stati d’animo.
Questo film non spiega cos’è l’autismo, ma offre una descrizione soggettiva su ciò che significa convivere con l’autismo. E’ allo stesso tempo per Patrick una possibilità di raggiungerci attraverso parole proprie.

Diretto da Ingrid Demetz
co-regia e montaggio Caroline Leitner
fotografia Daniel Mazza
produzione: Zelig film

Selected INPUT 2009

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